05 luglio 2022

PAURA DELL’AGO? NO, GRAZIE

Qualche anno fa un sondaggio ideato dall’area comunicazione del Centro Nazionale Sangue nell’ambito del progetto “Blood confusion” ha portato ad intervistare oltre 100 giovani tra i 17 e i 35 anni. Ne è emerso un panorama di disinformazione sull’idea di donazione e nello specifico il 20% degli intervistati ha ammesso di essere impaurito dagli aghi. Ciò non si discosta da studi a livello internazionale dove fino al 20% della popolazione mondiale ha infatti paura di aghi o iniezioni. L’ago per donazione di sangue, estremamente affilato, ha un diametro esterno di 1,650 mm ed è solitamente trattato con una soluzione di silicone per una migliore e più dolce penetrazione nei tessuti. Ma perché è un po’ più grosso di un ago da siringa normale? Perché deve permettere il mantenimento di un flusso regolare mentre un ago più piccolo rischia di formare coaguli e complicare la donazione. Notiamo che questa fobia è più presente negli uomini che nelle donne e diminuisce con l’aumentare dell’età. Non è raro però che tale fobia diventi uno stimolo per avvicinarsi alla donazione, cogliamo questo aspetto nelle visite agli aspiranti donatori. Il consiglio per chi poi si reca alla donazione è di parlarne con il Medico e gli Infermieri la cui abilità nella procedura, nei Centri Trasfusionali, è solitamente molto elevata; in più gli Infermieri sono le persone più formate per seguire i donatori e saper cogliere precocemente segnali d’ansia sostenendoli durante la donazione. Una volta penetrato con la punta all’interno della vena, l’ago viene immobilizzato da un cerotto appositamente posizionato fino al termine della donazione: questo garantisce l’assenza di sensazioni spiacevoli. Raramente nella sede di venipuntura possono comparire ematomi specie se, dopo l’estrazione dell’ago non venga esercitata una adeguata pressione o se, a monte, si mantengano indumenti troppo stretti. È stato scritto che “dopo aver superato tale paura il fastidio dell’ago conferisce un plus al valore della donazione aumentando il peso specifico del regalo!”.

Dottor Luca Frigerio

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